La lampada di Aladino

di Gian Luca Teppati

Anni fa camminando per Porta Ticinese mi soffermai davanti ad una vetrina di un negozio di antiquariato dove, in bella mostra, veniva offerta al pubblico una lampada liberty meravigliosa: stelo panciuto e cappello di vetro colorato il cui tema erano fiori, foglie e farfalle.  Accesa era un incanto.

Preso dal folle desiderio di possedere “il bello” ed incurante del prezzo, entrai nel negozio e l’acquistai: fu un colpo di fulmine.

Spesso il desiderio di possesso assume tragici risvolti come il pentimento dopo l’acquisto accompagnato da lacrime di coccodrillo, ma quella volta non accadde.

La lampada era mia, pronta per trovarsi, a gomitate, uno spazio nella mia già ridondante dimora.

Fragilissima e bellissima resistette per 10 lunghi anni a:

  • le codate volanti dei miei labrador
  • le maldestre azioni delle colf
  • mio figlio ed i suoi amici
  • un trasloco epocale

Chiunque la vedeva rimaneva incantato ed io e lei eravamo molto fieri del nostro incontro e della nostra lunga unione.

Nella nuova casa, molto più grande della prima , assunse un rinnovato splendore: posizionata nella mia camera da letto su di un grande tavolino bianco, illuminava di luci colorate e soffuse l’ambiente rendendolo caldo e rilassante.

Poi accadde che, un giorno rifacendomi il letto, le diedi una gomitata e in una frazione di secondo, si ruppe in mille pezzi.

Col cuore, anche lui in mille pezzi, raccolsi gli innumerevoli frammenti di fiori colorati e li buttai in un sacchetto per  rifiuti : la mia lampada era morta per sempre, pronta per essere sepellita.

Pazienza“, pensai ogni oggetto ha il suo corso ed il suo era finito. Il destino, o il mio gomito, l’avevano tolta dalla faccia della terra per sempre.

Fu allora che cominciai a riflettere sull’accaduto: tutto è lezione, tutto è insegnamento.

Quale è la radice delle nostre sofferenze?

L’attaccamento, sia alle cose sia alle persone.

L’attacamento è dipendenza e la dipendenza minaccia quotidianamente la nostra spontaneità, il nostro essere noi stessi.

Se siamo attaccati in modo morboso ad un oggetto lo saremo anche nei confronti delle persone diventandone succubi per gelosia e frustrazione.

L’attacamento è l’esatto contrario dell’amore la cui filosofia è : “se è felice lasciala/o andare per la sua strada anche se tu non ci sei” .

Amore = Generosità

L’attaccamento oscura la nostra visibilità e ci tappa occhi ed orecchie verso il mondo che ci circonda senza darci la possibilità di crescere e migliorarci.

Credo che un sano distacco verso gli oggetti e le persone sia il presupposto per un vivere più sano e l’anticamera della speranza e dell’emozione positiva.

Una persona distaccata è una persona il cui senso dell’amore e dell’altruismo hanno assunto un valore etico rivolto verso l’esterno dove il “dare” non è vincolato al “ricevere”.

L’amore non è una merce di scambio.

Chi ha “carisma” è colui che nel tempo ha acquisito il dono di “voler dare” senza pretendere niente in cambio.

Le persone “attaccate” hanno bisogno di essere motivate, quelle “distaccate” sanno motivarsi da sole.

La mia lampada non è più qui ma il ricordo del suo splendore e di quello che mi ha insegnato è dentro di me e mi accompagnerà per sempre.

Mi sembra di rivedere mio figlio quando un giorno, di tanto tempo fa, uscendo dall’asilo dopo che un piccolo e truffaldino compagno gli aveva rubato un’automobilina si rivolse a me e alla sua maestra dicendo: “pazienza, la macchinina è ora nella mia testa e qui nessuno me la può rubare”

Aveva tre anni ed era già un saggio.