Fiumi di parole

di Gian Luca Teppati

“Il solo modo di dire il vero è dirlo con amore”

                                    Thoreau

Il fine ultimo della comunicazione è saper creare rapporto con gli altri, ma poichè la maggior parte dei manager, quando parlano raccontano agli altri quanto “loro” sono bravi, se da un lato hanno trovato l’illusorio sistema per rafforzare la propria autostima, dall’altro hanno inconsapevolmente creato un metodo di comunicazione  che uccide di noia chi li ascolta (con conseguente rifiuto incondizionato).

Saper comunicare è un’arte che politici, manager, venditori ed alcuni attori dovrebbero affrontare dedicandosi con passione e serietà senza sottovalutarla come spesso fanno.

Perciò mi chiedo:

Come si fa a comunicare, nel vero senso della parola, se non si ama e si rispetta chi abbiamo di fronte?

E soprattutto.. Come si fa ad imparare l’arte della comunicazione se prima non ci si dedica all’ascolto ed all’osservazione?

Le riunioni, i meeting e le convention sono per i manager, un’occasione più unica che rara per dimostrare al mondo aziendale  la propria attitudine alla leadership, ovvero la capacità di saper ispirare  le persone portandole “a voler fare” e non “a fare” come molti erroneamente pensano.

Quindi, l’arte della comunicazione parte da un sentimento devoto all’altruismo che scatena nel prossimo scosse telluriche emotive positive e la conseguente reazione di “passione per l’ascolto” e “memorizzazione sentimentale“.

Cosa c’è di più piacevole nel dare e ricevere attenzione?

L’energia aziendale nasce proprio da questo moto comunicativo che deve essere perpetuo e, soprattutto, seguito da azioni manageriali coerenti e costanti nel tempo tali da costruire una roccaforte di rispetto e fiducia reciproca tra coloro che comandano e coloro che eseguono.

Valori, questi, che corrispondono alla premessa di risultati duraturi nel tempo.

Per avere successo nella comunicazione dobbiamo imparare ad essere noi stessi e non volere apparire per quello che non siamo: la comunicazione efficace premia la naturalezza di chi comunica e non la contraffazzione che renderebbe il messaggio espresso “veritiero” ma non “vero”.

Chi desidera diventare un bravo comunicatore deve avere il coraggio di “guardarsi dentro” ed imparare ad osservarsi dal “di fuori” senza mai cadere nell’autocompiacimento ed avvalendosi di un positivo senso critico:  è saggio dirci che siamo ok ma soprattutto che possiamo fare meglio.

Prendiamo esempio dalla grande cantante Edith Piaf, che, una volta intervistata da un giovane giornalista che voleva saperne di più sul suo successo rispose: “se hai dei difetti, non nasconderli mai, ma mostrali agli altri come se fossero dei pregi. Vedrai che gli altri ci crederanno e li percepiranno come tali”.

Pertanto, anche la timidezza, se sfoggiata come pregio e vestita di discrezione può diventare un fatto puramente seduttivo e di grande attrattività.

Impariamo a conoscerci meglio prima di darci” in pasto” agli altri e soprattutto cerchiamo di apprendere dagli altri prima di giocarci la nostra reputazione.

Love.